RUMORE BIANCO (video installazione).
Nuda Proprieta',
Curated by Roberto D'Onorio
Piazza Vittorio n.107, Rome.
2011

Quando non c’è sincronizzazione con le frequenze
di qualche fonte trasmittente, l’immagine che si
riceve sullo schermo è quella di un segnale vuoto.
In realtà, quello che si presenta davanti agli occhi
è la visione impossibile di più informazioni. Ogni
variazione è determinata da altre esterne, come i
movimenti nella stessa stanza o ancora radiazioni
più distanti. C’è semplicemente tutto.
Quello che Francesco Vizzini vuole donare attraverso
la sua performance per Glory All, “Rumore Bianco”,
è sicuramente una contraddizione e allo stesso
tempo una congruenza. Tre monitor che ripetono,
come suggerisce il titolo, un rumore bianco e la
proiezione di un deserto che si replica in modo
speculare.
Il contrasto sta nell’interazione di due visioni così
distanti a livello semico e morfologico. La vicinanza
sta, invece, nell’espressione di un solo concetto. Il
rumore bianco del monitor e il deserto naturale
si allontanano tra loro per quanto riguarda il
significante, ma si avvicinano nel significato.
Entrambi, infatti, ripercorrono una solitudine,
uno straniamento dal reale. Il deserto naturale
indica la distanza dell’uomo dalla sua realtà. Il
monitor mostra un altro deserto, quello mediatico,
una desolazione fatta di pixel. Sicuramente
una denuncia e una volontà di tornare ad una
naturalità. Il bombardamento del mass media
genera un allontanamento sia fisico che psichico.
Non c’è via di scampo.
L’opera di Vizzini sembra voler dire che se l’uomo
deve ridurre se stesso alla solitudine, allora è
meglio che lo faccia in maniera libera e spontanea,
percorrendo una landa fatta di sabbia e cielo.
Roberto D'Onorio.

RUMORE BIANCO (video installazione).
Nuda Proprieta',
Curated by Roberto D'Onorio
Piazza Vittorio n.107, Rome.
2011

Quando non c’è sincronizzazione con le frequenze
di qualche fonte trasmittente, l’immagine che si
riceve sullo schermo è quella di un segnale vuoto.
In realtà, quello che si presenta davanti agli occhi
è la visione impossibile di più informazioni. Ogni
variazione è determinata da altre esterne, come i
movimenti nella stessa stanza o ancora radiazioni
più distanti. C’è semplicemente tutto.
Quello che Francesco Vizzini vuole donare attraverso
la sua performance per Glory All, “Rumore Bianco”,
è sicuramente una contraddizione e allo stesso
tempo una congruenza. Tre monitor che ripetono,
come suggerisce il titolo, un rumore bianco e la
proiezione di un deserto che si replica in modo
speculare.
Il contrasto sta nell’interazione di due visioni così
distanti a livello semico e morfologico. La vicinanza
sta, invece, nell’espressione di un solo concetto. Il
rumore bianco del monitor e il deserto naturale
si allontanano tra loro per quanto riguarda il
significante, ma si avvicinano nel significato.
Entrambi, infatti, ripercorrono una solitudine,
uno straniamento dal reale. Il deserto naturale
indica la distanza dell’uomo dalla sua realtà. Il
monitor mostra un altro deserto, quello mediatico,
una desolazione fatta di pixel. Sicuramente
una denuncia e una volontà di tornare ad una
naturalità. Il bombardamento del mass media
genera un allontanamento sia fisico che psichico.
Non c’è via di scampo.
L’opera di Vizzini sembra voler dire che se l’uomo
deve ridurre se stesso alla solitudine, allora è
meglio che lo faccia in maniera libera e spontanea,
percorrendo una landa fatta di sabbia e cielo.
Roberto D'Onorio.